Di tutto un po’

Scrivo poesie, di ogni tipo, tristi, allegre, in italiano, in dialetto del mio paese (un magnifico paesino della Puglia che si chiama Sava). Mi alleno. E come se mi alleno. Copro gli 11 allenamenti a settimana (“ma come fai?” Mi direte!), mi alleno due volte al giorno, per tre settimane con una di scarico in cui faccio attività più tranquille e artistiche, come il cerchio aereo, l’hula hoop, verticali, e lunghe camminate con il mio cane. Sì ho un cane. 

“Ah però non lavori!” – chiedono dalla regia – “per riuscire a fare tutte queste cose!” E non vi ho ancora detto tutto! 
Domanda lecita in fondo, ma contando che un allenamento durerebbe al massimo un’ora, moltiplicandolo per due volte al giorno sarebbero due ore, dormendone otto siamo a dieci ore e le restanti quattordici ore cosa dovrei fare? Grattarmi il pancino? No grazie. Ebbene sì ho un lavoro. E menomale. Perchè a volte le mie uscite economiche si presentano con numeri da montepremi del super enalotto. Comunque dicevo che ho un cane. E il più delle volte è all’incirca il 100% della giornata con me.
Io lavoro e lei russa.
Io dormo e lei russa. Quindi io non dormo. Questo è logico, no?
Io mangio e lei… non russa. Figuriamoci. Sbava! Fa a che abbastanza schifo a volte.
Ma vabbè…Tornando al lavoro… Eh si, ci tocca. Non vengo mica da una famiglia abbiente con un’eredità alle spalle in grado di mantener tutti i miei “picci” (1) e capricci. Che sono tanti. Ho iniziato a lavorare  quando ero all’università (ancora prima se contiamo le estati che ho passato nel negozio dei miei genitori a… vendere frigoriferi…). Durante gli studi contribuivo alle spese familiari che mi competevano (più che altro cercavo di non pesare con tutti i miei interessi in svariate attività). Comunque facevo la cameriera e ogni tanto qualche gara sportiva contribuiva a far crescere il portafogli di qualche centinaio di euro ma più che per soldi lo facevo per amore. (Poi dell’amore prima o poi parleremo eh. Al momento non sono pronta!). Comunque la laurea l’ho presa (la triennale) in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino.
Intanto, quando e come posso, aiuto le persone a rimettersi in forma con lezioni individuali in presenza o online in quanto dopo tanti anni di attività di ogni tipo mi sono messa a leggere tantissimo per cercare di capire come cacchio funziona il corpo umano. Lo sapevi che per perdere grassi devi mangiare grassi? 😀

Altre attività, vediamo… ovviamente mi piace leggere (e presto posterò un articolo su alcuni titoli che mi hanno maggiormente colpito); adoro il suono della chitarra (a volte strimpello qualcosina); mi piace progettare e costruire oggetti; adoro in maniera morbosa, quasi dipendente, il caffè.
E poi che altro???? Aspetta aspetta. Amo la natura e mi piace viaggiare.
Quasi me ne stavo dimenticando!
Devo premettere che non ho mai viaggiato fino al termine dell’università. Non potevo permettermelo.
Ho iniziato a fare qualche trasferta in Italia e all’estero con il gruppo sportivo ed è stata un’esperienza bellissima. Poi ho iniziato a lavorare full time presso un’azienda di consulenza, proprio nel 2016, subito dopo la laurea ed utilizzavo l’unico tempo libero che mi rimaneva, il sabato e la domenica, per fare delle piccole escursioni con il cane e zaino in spalla (lo zaino in spalla sà (2), non il cane). Dormivo in tenda ovunque mi andasse, nel rispetto dell’ambiente ovviamente. Passavo più tempo sola e in silenzio che altro. Che poi stavo zitta solo con la voce, ma in testa, quanti pensieri!
Il telefono lo mettevo offline, tenendolo acceso solo per fotografare (altra passione che ho) e mi lasciavo trasportare dai suoni e rumori che la natura aveva da offrirmi. È stato un periodo molto bello in cui ho iniziato veramente ad avere la consapevolezza di chi sono veramente, quello che voglio e quello che non voglio.

Quello che voglio e quello che non voglio. 

È una considerazione forte da fare. Ma capite cosa intendo? Molte persone decidono ciò che vogliono. Dunque scelgono di volere una casa grande, una famiglia numerosa, un lavoro ecc. 
Accidenti!
Poi si trovano incastrati in quella situazione ma con una miriade di intoppi a cui non avevano dato conto.
“Sono cose della vita” – direbbe Eros.
Sì certo senza alcun dubbio ma “e daje e daje pure le cipolle diventano aje” si dice (3).
Insomma si adattano a quella vita che sanno di non volere ma per qualche strana ragione (credono) di non poter più sistemare.
E invece non dovrebbe essere così (ma ci ritorneremo su questo argomento).

Tornando a me, io ho deciso di essere diversa. Non solo da tutto il resto del mondo, ma anche dalla “me stessa” di qualche anno fa. La quale da un certo punto in avanti, guardando il suo riflesso allo specchio non avrebbe voluto altro che sputarsi in un occhio.
Ho deciso che non voglio insistere a cercare qualcosa che nel momento attuale non sono in grado di accogliere, o di gestire. Quindi vivo la mia vita serenamente consapevole e fiduciosa che tutto quello che verrà sarà meraviglioso. Anche le difficoltà. O le paure. Perchè le difficoltà e le paure sono fatte per dare un po’ di brio alla vita altrimenti sai che noia? Ci aiutano a reagire e a creare valore su noi stessi (e sugli altri? Sì, anche sugli altri, se siamo bravi a condividerli e a trasmetterli).

Tornando ai viaggi, è stato tutto molto naturale per me, il fine settimana sceglievo un posto, partivo e andavo.
Desiderio – decisione – azione.
Mai pensando che facendolo per lavoro mi sarebbe piaciuto lo stesso. Infatti, dopo esattamente due anni di lavoro in quella azienda di cui vi ho raccontato sopra ho iniziato a fare delle trasferte. Inizialmente viaggiavo a settimane alterne. Partivo il lunedì e tornavo il venerdì.
A volte.
Altre volte rimanevo qualche giorno in più, per godermi il luogo lontana dalla preoccupazione degli orari di lavoro. Praticamente ero una trottola. Ho creato una rete di conoscenze magnificamente grande!

Vi starete chiedendo in tutto ciò: e il cane? Ma ovviamente  la portavo con me 😀
Sceglievo come alloggio un b&b piuttosto che un albergo (5).
Layla, come me, adora esplorare e, come me più che la città e la vita mondana, adora i paesaggi e i colori che solo la natura può regalare.
Adesso la smetto di ticchettare sulla tastiera perchè quando si tratta di parlare di me divento logorroica (da buona esibizionista quale sono) e non voglio annoiarvi, tanto mi leggerete spesso, se lo vorrete.
Vorrei solo chiudere raccontandovi lo scopo del blog ma come ci sono arrivata ve lo racconterò molto presto in quella che noi buddisti chiamiamo “esperienza”.

“La Mia Finestra sul Mondo” è la mia evasione dalla vita reale. Quella vita monotona, fatta di orari, scadenze, doveri e prigioni. Una vita a volte troppo piatta, a volte troppo frenetica che ci fa perdere il senso di ciò che siamo realmente.  Non è nulla di immaginario, né un’utopia. Ciò che scrivo sarà tutto vero.
Ho deciso di vagare, con unico scopo quello di svegliarmi ogni giorno in un posto diverso (ogni giorno vuole essere un’esagerazione e una provocazione a me stessa a impormi alti obiettivi).
Da qui esce fuori lo slogan “Oggi non sono dov’ero ieri“.
E’ un semplice modo per focalizzarsi sul “qui ed ora” senza pensare troppo a ciò che è stato, se non per trarne profitto per ciò che verrà; al contempo decidere repentinamente sul domani, quello non troppo in là ma quel prossimo futuro che ci stuzzica e ci permette di mettere azione e fare qualcosa per noi.
LMFsM (6) però, è una luccicante armatura che nasconde dentro di sé l’essenza dell’uomo: il cambiamento.
“Cambiare” implica “accettare” che a sua volta implica “adattarsi”.
“LMFsM” vuole essere fonte di ispirazione per chiunque vorrebbe fare qualcosa o essere qualcuno ma per qualche strana ragione la paura lo blocca.
È quindi più semplice rimanere nella propria zona di comfort piuttosto di cambiare.
Ma sul piatto della bilancia, tra l’una e l’altra cosa, qual è quella che ci renderebbe più felici?

Leggi anche https://lamiafinestrasulmondo.net/about/

La felicità non si rincorre.
Alla felicità si va incontro.

Buon salve a tutti!

P.S.: la mia finestra sul mondo stasera è a Marzaglia (MO), direttamente dal mio camper.

(1) picci: plurale di piccio. Il piccio in dialetto salentino significa capriccio. È la forma abbreviata di “capricciu”.
(2) rafforzativo in dialetto savese, piccolo paesino della Puglia. Sà sostituisce “eh?”. Es: “non ti prendo in giro, sà?” Sarebbe “non ti prendo in giro, eh?”. Facile no?
(3) “E daje e daje pure le cipolle diventano aje”: proverbio abruzzese che letteralmente si intende “dagli e dagli, la cipolla diventa aglio”. Significa che insistendo e impegnandosi si possono ottenere risultati strabilianti, opposti alla situazione di partenza. Tutto molto bello e “che c’entra?” – direte. Beh “c’entra e cintroni” (4) perchè in psicologia si chiamano “profezie autoverificantesi” cioè più ti ostini a pensare che una cosa deve andare in quel modo allora è sicuro che così andrà.
(4) “c’entra e cintroni”: c’entra tantissimo!!!
(5) Il “piuttosto che” è utilizzato in questa frase – e sempre lo sarà – con lo scopo per cui esiste, ovvero “al posto di” e non come congiunzione. Vi invito se lo avete inteso come quest’ultima di dare un ripasso alle regole italiane prima di proseguire.
(6) LMFsM è l’acronimo che userò per il nome del mio blog.

Pubblicato da girovagaerrante

Pugliese purosangue. Zingara di indole. Ingegnere di professione. Poi sono anche simpatica. E modesta. Sono sinceramente molto modesta :-D Sono felice, dinamica, ironica. Ah! Ho anche dei difetti: non ho difetti! Sto scherzando, il mio difetto è che dico le bugie. Bugia!!! Ok, la smetto.

6 pensieri riguardo “Di tutto un po’

  1. ❤ bentrovata
    Caminante, son tus huellas
    el camino, y nada más;
    caminante, no hay camino:
    se hace camino al andar.
    Al andar se hace camino,
    y al volver la vista atrás
    se ve la senda que nunca
    se ha de volver a pisar.

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    1. Gracias Raffaella, ¡que seas bendecido!

      Camminante i tuoi passi sono la strada e nient’altro; Camminante, non c’è percorso, il percorso si fa camminando. Mentre cammini, crei un sentiero e quando guardi indietro puoi vedere il sentiero che non sarà mai più percorso.

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