Pensavo fosse uno yacht invece era un traliccio

La Mia Finestra Sul Mondo a Venezia, lì dove o nuoti o affoghi

Gentili lettori buonsalve! Comincio questo viaggio introspettivo con una domanda a gamba tesa stile taekwondo: chi ha notato la similitudine del titolo di oggi con “pensavo fosse amore invece era un calesse”? (1)

Se sin da subito vi è saltato all’occhio, allora almeno una volta vi siete trovati in quella sensazione di trappola aggrovigliata di rovi in cui più ti muovi e più fai danno, in attesa di una figura mitologica che venga a salvarti.

Sorge spontaneo affermare che l’unica soluzione plausibile per evitare di farsi male ulteriormente sia la necessità di restare totalmente fermi, immobili, impassibili e passivi, tanto da aspettare il momento in cui tutto finirà.

E se vi dicessi che quel periodo di immobilità l’ho già affrontato? Che è passato e che ormai non conta più restare fermi perchè questo provocherebbe un dolore benchè maggiore del graffio di quei rovi.
E’ sempre tutta una questione di peso: da che parte pende il piatto della bilancia? Mi sono ricordata di metterci sopra proprio tutto? Oppure ho trascurato qualcosa? Chiedo per un amico (2).

Tornando a noi, cosa più di tutto può far confondere uno yacht da un traliccio se non una bella benda scura e stretta sugli occhi altramente detta “aspettativa”? (3)

Ma addentriamoci sul significato letterale dell’argomentazione odierna. Mi chiedono dalla regia: “perchè ho voluto menzionare un mezzo di lusso come uno yacht e paragonarlo a un marcio e umido traliccio?”

Perchè lo yacht è quello a cui pensavo prima di arrivare qui mentre il traliccio quello che – ahimè – ho trovato.

Se il primo è un mezzo che, fermandosi da porto in porto ed attraversando mari, assorbe e conquista il bello di ogni viaggio, il secondo sta fermo e marcisce giorno dopo giorno mangiando se stesso dalla corrosione.

Per chi mi conosce, sa già che da diversi anni mi sono imbattuta in un’esperienza che in diverse circostanze ha annientato le mie aspettative. Ma l’ostinazione mi ha condotta, finalmente, in un ambiente che più brutto non si può. 

Come come? Perchè dico finalmente se ci sto male?

Perchè è ovvio: ho compreso quanto tutto questo mondo subdolo e inconsistente non faccia minimamente per me. Un ambiente infimo che, anche se abitato da persone meravigliose a cui devo i miei pochi sorrisi della giornata, lascia solo un banchetto di delusione.

E la delusione, si sa, è peggio della rabbia perchè la rabbia uccide se stessi, ma la delusione annienta tutto ciò che ci circonda.

Bisognerebbe essere troppo forti e poco liberi per stare qui. E’ infatti ora di accettare di essere effettivamente poco forte per continuare a sottostare ad andazzi inutili, apprezzando invece, di essere decisamente troppo libera per dire ancora una volta “sì, lo faccio!” senza il sorriso nell’anima.

La me dei tempi che furono, quando intrapresi questa avventura, aveva uno spirito battagliero, che voleva cambiare il mondo e voleva portare con se tutta la sua innovazione e cambiamento in tutto ciò che non funzionava ma mi sono resa conto che si tratta di una lotta contro i mulini al vento, come ci insegnano Orlando, l’Ariosto (2), Bradamante, Angelica, Ruggero e Rodomonte.

Ed ecco che, così come un traliccio in mezzo al mare, il posto dove sono adesso non prende stimoli da nessuna parte, come potevo minimamente immaginare che avrebbe preso spunto anche da me?

Immancabilmente capita proprio quello che deve capitare: l’illuminazione che finalmente ho trovato qualcosa che non fa per me!

Sì, di nuovo finalmente, perchè non avete idea di quanto sia difficile amare tutto del mondo e non riuscire a decidere cosa fare realmente della propria vita: non puoi andare nemmeno per esclusione! E invece ti ritrovi a svegliarti una mattina e volerti rinnovare ancora, proprio come fanno le persone libere.

E invece…

Invece sono in trappola! Sono dentro ai rovi.

Ve lo immaginereste un bel falò che brucia e arde e cresce e riscalda tutto intorno a sè, sopra una base di legno ancorato in mezzo al mare, immobile, attaccato dalla muffa e dall’umidità che marcisce in mezzo all’umido elemento che, proprio come detto prima, non prende niente dall’esterno e non si alimenta e non cresce, anzi si affievolisce e infine si spegne, non fa più calore e muore, lasciando solo alcune braci accese?

Bene, io sono al punto delle braci: totalmente consumata e spenta.

Posso dire di aver incontrato la versione peggiore di me infinite volte ma da come sta volgendo la mia vita ero ignara di cosa si prospettava alla mia porta. Come detto prima, mi piacciono molte cose e ne avrei volute altrettante, forse molte di più. Ma sono certa che non avrei mai voluto trasformarmi in questo.

Dunque nella lotta dell’autoaffermazione si cerca di fare il possibile per essere la versione migliore di se stesso invece inconsapevolmente ti sovrasta soltanto un’enorme valanga di m… melma!!!

Ma qualcosa può ancora accadere. Nuovo combustibile può arrivare per ravvivare quel fuoco che avevo fino a pochi anni fa. Quel fuoco personificato nella figura mitologica di cui raccontavo poco fa, quella che ti viene a salvare. Quella figura siamo noi perchè è vero ciò che se ne dica ma la verità è che

Ci salviamo da soli!

Ah! Ho dimenticato di dirvi che mi trovo a Venezia. Ci siete mai stati?
In un posto come Venezia o nuoti o affoghi.

E voi, dove vitrovate? Figurativamente intendo!

Sinceramente vostra, Girovagaerrante

Buon salve

(1) Riferimento a Massimo Troisi
(2) In realtà l’amico sarei io.
(3) Sì, ho controllato “altramente” si può dire anche se usato in contesti poetici o arcaicizzanti. Ma personalmente mi sento abbastanza arcaica; qual buon modo di manifestarlo se non con terminologia desueta?
(4) Che non è la spezia per insaporire qualche portata al ristorante.

Pubblicato da girovagaerrante

Pugliese purosangue. Zingara di indole. Ingegnere di professione. Poi sono anche simpatica. E modesta. Sono sinceramente molto modesta :-D Sono felice, dinamica, ironica. Ah! Ho anche dei difetti: non ho difetti! Sto scherzando, il mio difetto è che dico le bugie. Bugia!!! Ok, la smetto.

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