
Cari lettori, cari lettrici buonsalve
Vi scrivo da un luogo fino ad ora molto atteso e finalmente arrivato, chiedendomi quanto tempo sarebbe passato prima di prendere di nuovo in mano carta e penna
O meglio…. la tastiera…
Vi anticipo sperando di non deludervi che non sono quella di una volta dato il mio lungo periodo di assenza ma proverò ad allietarvi per ciò che resta nelle mie – ormai quasi totalmente perdute – possibilità.
Vi volevo ringraziare pubblicamente per l’enorme richiesta a raggiungervi ancora con i miei disordinati pensieri ma – scusandomi per la mia lunga assenza – non sono stata su questo mondo per un po’!
Innanzitutto vi racconto in linea di massima com’è una mia settimana tipo: mi divido tra Venezia – dove lavoro – e Pordenone – dove vivo – seguendo un andamento periodico di andirivieni che mi costringe ad affidarmi al mio zainetto da escursione, che è diventata la mia zavorra e le mie scarpette, prolungamento artificiale dei miei piedi!
NO! So cosa state pensando: ah finalmente si è inglobata nella natura come avrebbe voluto da tempo! Macchè ragazzi, il mio zaino è pieno di cibo e vestiti che mi servono per la settimana e le mie scarpe sono quelle che occorrono per evitare una fascite plantare, anche se gradirei di gran lunga indossare delle belle e sozze scarpe da trekking, su un terreno sterrato ed in salita (1)!
In questi mesi molte cose sono successe e tra queste, infinite volte ho perso me stessa più di quanto la mia mente ne abbia memoria in questa doppietta di diciassette anni!
Il problema è stato confondermi con una società che ho deciso non volere più, che non accetto e che rigetto.
Più vado avanti e più mi rendo conto che mi sto trascinando, avanzando in un modo e in un mondo che non gradisco.
Le avete notate le infinite negazioni che ho usato in sole due righe di pensieri? Mettendole nero su bianco e rileggendomi ho potuto notarle anche io.
Ok, rewind: non è così che voglio salutare i miei lettori.
La verità è che poco è passato (qualche giorno) ma finalmente sono ritornata a riflettere e a pensare focalizzandomi su ciò che mi succede intorno.
E a proposito dell’intorno ci sono diverse cose che ho da dire ma partiamo dal principio.
Per un’anima come la mia è sempre stato difficile stare in una comunità di esseri senzienti. Per qualche strana ragione funziono meglio con gli animali e con la natura. Sarà perchè possiedono una sensibilità che ben si amalgama con la mia personalità…
o le mie personalità…
Dettagli!!!
Tutto è cominciato qualche anno fa, anno 2023, fine mese di settembre, più precisamente il diciotto.
Nei giorni antecedenti, come un’ombra alle mie spalle sentivo un pesante respiro che mi accompagnava inesorabilmente, come se quello che stavo percorrendo sarebbe stato lo sbaglio più grande della mia vita.
Ma si eh, nulla di drastico, solo qualcosa di ostico da scardinare!
Non volevo ascoltare quella sensazione anche perchè lo stesso Universo pochi anni prima mi ci aveva portato proprio lì, in quel mondo parallelo tanto bello quanto assurdo. Tutto andava bene finché riuscivo a trovare tempo per estraniarmi da tutto, ascoltando il nulla mentre guardavo le stelle e sentivo il vento accarezzarmi le guance e scombinarmi i capelli, se non fosse che mi sono trovata ad un certo punto in una lavatrice in fase di centrifuga ad eccezionali giri al minuto!
Tutto intorno a me era fastidioso: troppe persone, troppe luci, troppi rumori, troppi odori e la sensazione che indossare quegli abiti scomodi non facesse più davvero per me.
I giorni passavano e la mia insofferenza si faceva sempre più grande.
Sentivo tutto: il minimo suono anche in lontananza – soprattutto in lontananza – mi disturbava terribilmente e quelli vicini erano come se sentissi perforare i timpani (2); la voce più acuta o più grave delle persone mi rimbombava nella testa come una campana colpita con forza da un martello e pur non volendolo, le mie onde vibrazionali hanno iniziato a non seguire più la frequenza naturale del mio spirito che fino a quel momento sentivo in sintonia con l’Universo, ma si adeguavano a quell’ambiente stridulo e deforme che – ancora non sapevo – ma non mi apparteneva.
Passavano i giorni ed io stavo sempre più male, fino ad accusarne fisicamente, manifestandolo coi capelli, con la pelle, con la stanchezza e con l’umore – per non parlare della manifesta pigrizia occorsa a supporto!
Ho capito che il mio modo aggressivo di approcciarmi alle persone era in realtà una forma di protezione che inconsciamente stava uscendo fuori, per determinare un allontanamento da queste energie che io non volevo in minima parte mi travolgessero, ma che facevano continuamente.
Passavano i mesi e più pensavo a voler raggiungere il mio stato precedente cimentandomi a fare le cose che mi piacevano e più mi allontanavano dallo stato residuo di benessere che mi era rimasto.
Insomma, stavo facendo un “cacao” (3) della mia vita e la cosa peggiore era che non potevo farci niente.
Non riuscivo più a scrivere.
Eh sì! Una brutta bestia è il blocco dello scrittore!
Passavo le mie ore con gli occhi semi chiusi e i nervi del viso e del collo completamente in tensione.
Il sopracciglio sinistro sembrava la punta di una freccia segnaletica che punta verso l’alto.
Ho iniziato a soffrire di mal di schiena: inutile dire che partivano dalla cervicale visto che di notte stringevo i denti come se dovessi mantenere la mia vita appesa a un filo.
Eh la vecchiaia – direte voi!
Non vi azzardate: sono ancora una pulzella!
Passò circa un anno e successe qualcosa: partì per mare e mi sentivo bene, rivivendo quei momenti di tranquillità e spensieratezza che si hanno solo quando riesci a stare veramente da solo, al buio in compagnia della notte. Ritornare in terraferma – come si dice qui a Venezia – mi ha rigenerato quello stato di putrido malessere, tanto da non consentirmi di riappacificarmi con me stessa durante il Cammino degli Dei (4), impedendomi di assaporare l’essenza di quell’esperienza – anche se lì finalmente è successo qualcosa di meraviglioso di cui vi parlerò in un altro articolo!
Giurin giurello!!!
Questa bellezza poco è durata perchè dopo poco è ricominciato tutto da capo… E così via per altri sei mesi. Speravo che, con l’assegnazione del nuovo ruolo, avrei trovato un attimo di serenità e invece “Bang Bang” (5). La verità è che una persona come me sa stare bene in branco questo è certo, ma solo se riesce a ritagliarsi momenti di stop dal mondo e dalla società!
Come faccia ogni crisi a portare bellezza nelle vite, ancora non lo so, ma ho capito qualcosa proprio in questi giorni grazie ad essa:
Vi ricordate quando in un articolo vi avevo accennato dei cinque elementi? Vi avevo promesso che ne avremmo discusso in un altro articolo: ed eccolo qui!!!
Ve lo avevo detto che lo avrei fatto
“Una promessa è un debito!”
Peter Pan in “Hook – Capitano Uncino” prima di ritrovare se stesso!
Succede che non tanto tempo fa ho capito che noi siamo in equilibrio se riusciamo ad armonizzare tutti quanti i cinque elementi: Fuoco, Terra; Acqua, Aria, Etere!
A tal proposito, molti riducono gli elementi a quattro, escludendone l’ultimo perchè non è tangibile.
Io invece penso che esso esista ed è ancora diverso dal vento, che ha la peculiarità di esistere anche se non si vede! L’etere però non solo non si vede; non si può neanche toccare! Ma cavoli se si percepisce!
Essere un solo elemento non fa mai bene perchè l’uno annulla l’altro: se una persona è solo fuoco male si approccerà a una persona che è solo acqua o solo terra perchè da che mondo e mondo essi spegneranno il fuoco!
L’acqua non funziona con la terra perchè quest’ultima la sporca.
La terra non funziona con il vento, perchè esso la sposta e ne divide i granuli, allontanandola da se stessa.
Il vento ed il fuoco creano un disastro insieme perchè quest’ultimo si sparge ed incendia tutto ciò che trova fino a diventare indomabile!
Il vento e l’acqua provocano onde, dunque disordine!
E l’etere mi chiedo, che ruolo avrebbe nelle combinazioni con gli altri?
Io non lo so! Ma è diventato questo il mio cruccio introspettivo del momento: scoprirlo!
In passato avevo la piena consapevolezza di essere fuoco: passavo i miei giorni a sentire quel calore che parte dalle viscere ed esplode nelle periferie del corpo, generando la necessità di muoversi!
Devo dire la verità: questo mi piaceva tantissimo perchè mi faceva sentire molto forte.
Anche se c’è qualcosa di surreale in questo calore che genera energia, non saprei altrimenti come definire quella sensazione che provavo!
Col tempo ho iniziato a dosare questo fuoco ed imparato a funzionare bene su terra, per poi cercare di trovare un equilibrio in acqua e poi successivamente in aria. E’ stata questa la fase in cui avevo capito dell’equilibrio degli elementi!
Ne mancava uno alla lista: l’etere!
Io non sapevo quando sarebbe arrivato il momento giusto per accoglierlo ma sento che è oggi!
Ora mi sopraggiunge una citazione di William Shakespeare “siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni” che, anche se lui voleva darne un altro significato, per me ben si amalgama a quello che è quel quinto della nostra sfuggente vita.
Ma perchè non ci ho mai pensato prima?
Ve lo dico io: perchè adesso mi sento finalmente di aver trovato un posto sicuro dove rifugiarmi.
E poi qui ci sono i gatti: Benedette creature del bene e del male!
E voi, che elemento siete oggi?
Bruciate, Nutrite, Soffiate, Emergete, Sospirate sempre!
Un quinto vostra, Girovagaerrante!
Buon salve
(1) Il mio amico Dario – altromodo detto “Zio Anzia” – non sarebbe totalmente d’accordo!
(2) Posso permettermi di fare l’analogia perchè il timpano me lo hanno rotto una volta!
(3) “Fare un cacao” – colorito modo per intendere l’esecuzione di un cocktail di casino, fare un pantano, uno schifo, un disastro! Insomma, avete capito!
(4) Che di per sé lo definirei come una grande cag…. ehm, gran bella esperienza!
(5) Che non è le canzone di Nancy Sinatra per Kill Bill ma vuole essere una rappresentazione figurata del fatto che poco ci manca ma mi hanno quasi attoppato! Beh ricredetevi: non mi avete fatto niente!