
Buonsalve a tutti amici, amiche e lettori saltuari, sono tornata!
Sì lo so che vi avevo promesso che sarei stata più costante e che non sforno un articolo dall’anteguerra; tendenzialmente sono un persona leale e se faccio una promessa la concretizzo ma, ahimè, vi posso assicurare che fino ad ora non ero granché nell’umore giusto per dirvi qualcosa di bello.
E voi sapete che a me piace condividere con voi il bello di ogni cosa.
Ebbene, mi sono intricata in una nuova avventura, qualcosa più grande di me.
In fondo mi è sempre piaciuto complicarmi la vita!
Ma non tutto il male vien per nuocere – mi dicono dalla regia – quindi dovrò sfruttare questa esperienza per scavare ancora di più in me stessa ed estrapolarne una nuova versione di me, una versione più accettabile di così, uguale in certi aspetti ma diversa in altri. Comunque la migliore di quella attuale ma non di quelle che verranno.
Così come per il Vaso di Pandora è difficile tirar fuori l’elemento rinvigorente perchè rinchiuso tra quelli deleteri, così risulta difficile affinare i dettagli dopo che hai la piena consapevolezza che la più grande sofferenza della tua vita tu l’abbia già passata, metabolizzata e trasformata.
Rischi di cadere nel loop dell’affermare “ok dai, ho superato quella roba lì, supererò anche questa, ma ci penso poi a risolverla” e tendi a procrastinare la tua redenzione. Ed ecco che i tanti piccoli demoni da superare diventano uno solo, ma grande e grosso, che si trova dentro te stesso e spinge e si dimena da dentro cercando di uscire.
Ma tu sei tosta da rompere dall’interno, dunque l’unica cosa che ti causa è solo tanto dolore.
Questo è in estrema sintesi ciò che mi attanaglia da un po’, indicativamente da poco più di metà settembre dell’anno scorso.
Sapete qual è stata la cosa più difficile di tutto questo?
Capirlo.
Sì, capirlo, perchè se avete minimamente compreso come sono fatta, avreste appreso che ciò che più di tutto mi serve per investigare in me stessa è stare in mezzo alla natura e al silenzio. Invece nell’ultimo periodo altro che natura e silenzio: sono stata immersa nel baccano
Ecco, a tal proposito, consiglio personale e sfegatato: se avete bisogno di un ritiro spirituale di questo tipo, evitate Livorno come la peste, soprattutto nel periodo autunno-inverno.
Posso affermare con certezza che in questo lasso di tempo (vale a dire dal sopracitato settembre a ieri) la percentuale di belle giornate si aggirano nell’intorno dell’1-2%.
La restante parte non è che abbia solo piovuto: ha buttato giù il putiferio!
Infatti, mentre Eolo metteva in punizione Zefiro perchè se la faceva con l’arpia Celeno, e lui si ribellava buttando fulmini e saette, ho avuto – senza esagerare – men che meno di zero di tempo a disposizione per analizzarmi spiritualmente.
Meno che ieri!
Ieri mi sono obbligata ad andare via, ad uscire ed esplorare, dunque con l’aiuto di una mia cara amica e di Layla ci siamo incamminate verso il Santuario di Montenero. Pare che il posto disti solo 4,7 km dalla sopracitata città ma ha un livello di pendenza degno del free climbing (ok, adesso sto esagerando!).
Salendo per la strada boschiva, sudando e ansimando, camminavo e pensavo. E più pensavo, più mi liberavo.
Cosa mi state chiedendo? Da cosa mi stavo liberando?
Dal mio demone attuale: la collera.
Come dite? Come faccio a sapere che quella che provo sia collera?
La collera è uno di quegli stati vitali facilissimi da individuare perchè si è sempre arrabbiati.
Benvenuti sul sito delle stupide ovvietà del cavolo, direte voi: datemi un attimo, non ho finito!
Questa rabbia viene fuori in diversi modi. Fisicamente prende lo stomaco, il collo, le spalle e la mascella. Disturba l’equilibrio del sonno alternando insonnia a sonno profondo caratterizzato da incubi autodistruttivi. Praticamente una persona in collera è tutta indurita e rigida oltre che nervosa. Un’altra caratteristica della collera è lo scarico di responsabilità: per ogni evento che accade si punta il dito contro qualcuno, si è sempre alla ricerca di qualcuno a cui dare la colpa. Immancabilmente poi, si attiva un processo di immaginazione a catena che sul candidato colpevole, che si finisce ad avercela con lui per cose che non ha non solo mai fatto ma nemmeno mai pensato di fare!
Fatta questa premessa, una volta trovato il candidato perfetto come colpevole, il primo istinto che subentra è quello di fargliela pagare.
La scena che dovreste immaginare è quella di un povero innocente e un boia che sta per ucciderlo dopo averlo seviziato.
Ovviamente, salvo imprevisti, il soggetto affetto da collera vorrebbe essere il boia.
Ed ecco che ci si auto immerge in un circolo vizioso che ti constringe a pensare, pensare, pensare, finché non ci si fa realmente male da soli.
Voi chiederete: “In che modo?” – Cadendo in qualche passo falso: una parola di troppo solo per ferire, una ripicca e, nei casi più gravi, violenza fisica.
Provate a immaginare tutto questo angosciante teatrino che dura da ben otto mesi e mezzo: sono stata brava a non picchiare nessuno, vero?
Prima di proseguire oltre vorrei ostentare un consiglio sincero: se avete minimamente idea di quello di cui sto parlando, dovreste fermarvi un attimo a pensare ed agire per cambiare qualcosa: non si può vivere così!
Dunque, torniamo al mio breve trekking sul Santuario, cosa ho capito?
Prima di tutto non è mai colpa degli altri: la colpa è solo mia.
E’ colpa mia se permetto a qualcuno di additarmi e incolparmi solo perchè ho sbagliato a comunicare (1)
E’ colpa mia se qualcuno mi grida addosso e mi offende, perchè ho permesso loro di avere un giudizio su di me. Non siamo qui ad analizzare quanto sia sbagliato giudicare qualcuno, perchè giudicare un giudizio è esso stesso un giudizio.
Ri-benvenuti nel club delle stupide ovvietà del cavolo!
Le persone sono libere di pensare quel che vogliono di chiunque. Quello su cui non dovrebbero eccedere è nell’esprimere la propria opinione.
E’ anche giusto avere antipatie, mica si può piacere a tutti (2), ciò che non è corretto è mettere qualcuno in cattiva luce oppure trattarlo male. Basterebbe semplicemente evitarlo.
Torniamo al processo di colpa, così possiamo sfornare la sentenza.
C’è un risvolto positivo in tutto questo.
Non lo credete?
E invece vi dico di sì.
Rivoluzionare se stessi significa guardarsi dentro e realizzare di volersi diversi.
Attenzione però, qui non stiamo parlando di cambiarsi totalmente: come si dice, se uno nasce tondo non può morire quadrato. Si tratta di modellarsi, a proprio piacimento, rispettando la propria essenza e diventando la versione migliore di se stessi.
Automaticamente la guerra che si sta combattendo non è più contro qualcun altro, ma è una battaglia ad armi pari, te contro te: solo in questo modo si può arrivare alla sicura vittoria.
Ho scritto proprio quello che volevo esprimere: si vincerà di certo!
Come? Come faccio ad avere questa certezza?
Vi direi di prenderlo come atto di fede ma nelle prossime righe proverò a convincervi.
Io non sono una persona a cui piace perdere, infatti fino ad ora non è successo mai che io abbia perso.
Cosa dite? Pecco di presunzione?
Non sono d’accordo, Vi invito a fare bene attenzione perchè ho scelto in maniera ponderata le mie parole.
Non ho scritto “non ho mai perso” bensì “non è successo mai che io abbia perso”.
No, non è la stessa cosa.
Sapete perchè?
Perchè con la seconda affermazione ho voluto intendere che ho creato io la situazione della mia vittoria.
Ho dettato io le mie regole.
Sono stata io che ho creato un ambiente favorevole al raggiungimento a una delle due opzioni possibili: la vittoria.
Sì perchè la mia regola è questa: “io non perdo mai, o vinco o imparo!”
E se l’azione di imparare è già essa stessa una vittoria, imparando ho raggiunto l’apice dell’eccellenza perchè ho appreso qualcosa di nuovo: ho vinto su me stessa.
Ed ecco che subentra uno dei miei talenti: giocare da sola!
Dite che è semplice? Non credo proprio, vi assicuro che ho la pelle dura quindi sono il mio giusto avversario, quello che mi merito di affrontare.
C’è però un altro aspetto di tutto questo trastullamento mentale, il più fico di tutti e sapete qual è?
Che nella competizione con me stessa, alla fine, vinco sempre io!
Siate felici di lottare, già solo lottando avrete vinto: mettetevi in gioco!
State sempre bene
La vostra Girovagaerrante
Buon Salve!!!
(1) per la Programmazione Neuro Linguistica l’interlocutore che non comprende ciò che sto cercando di comunicare è perchè chi comunica non lo ha fatto nel modo giusto, un po’ diverso dal dire “sono responsabile di ciò che dico, non di ciò che capisci!”
(2) per la serie: se volevo piacere a tutti nascevo Nutella! (3)
(3) Non è una pubblicità!
Questo è uno degli articoli più belli, forse perché mi piace vedere solo questa versione di te. Ti voglio bene piccini’❤️
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Grazie Mamma Lorena!
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👏👏👏👏👏👏👏👏
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è bello come attraverso la tua scrittura cerchi di portarci fra i fili elettrici della tua testa e i muscoli indifesi del tuo cuore. Condividere il proprio vissuto con questi scritti è un gran bel esercizio per l’anima tua e di chi ti legge.
Lallaaaa ♡
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