Come una cipolla di Tropea su uno scoglio di una spiaggia nel Salento

La Mia Finestra Sul Mondo nel Parco Nazionale Regionale “Isola di Sant’Andrea e litorale di Punta Pizzo” 19/06/2022

Domanda: “Come stai?”
Risposta: “Bene dai!”
Sembra quasi una piccola parte di una filastrocca.
Infatti lo è!
“Bene dai!” se vogliamo è una frase fatta, premeditata, recitata svogliatamente il più delle volte e, nella maggior parte dei casi, un modo di troncare prima di subito una conversazione che si vorrebbe intraprendere ma che, per qualche svariata ragione, si evita come la peste di iniziare.
E sì, perchè a volte si vorrebbero dire tante di quelle cose che non vanno, ma le circostanze suggeriscono di evitare caldamente di dirle. Un po’ perchè non ce n’è il tempo. Un po’ perchè non è che ci mettiamo a raccontare i nostri problemi a chiunque. Un po’ perchè, ahimè, il più delle volte, la domanda “come stai?” è una domanda di circostanza, qualcosa chiesta per educazione, un modo per salutarsi, una maniera per mostrare un interesse che in realtà non esiste, in modo che chi domanda, si spaccia per interessato al benessere di qualcuno, nonché gentile, quando in realtà altro non è che un falso cortese (anche se la persona in questione non è del Piemonte (1)).

Ritorniamo un attimo sulla nostra risposta “bene dai!”.
Da un’analisi poco approfondita sembrerebbe che chi da’ questa risposta stia veramente in bolla!
A parer mio, ho sempre pensato che le due parole “bene” e “dai” non stanno tanto bene insieme. Anzi, sono dell’idea che le due cozzano alla grande.
“Bene dai!” è una richiesta di aiuto, un grido muto e disperato di qualcuno che non vuole far pesare i suoi problemi su nessuno, che mente, ma allo stesso tempo sa di non mentire perché “bene” più “dai” sa’ infinitamente di….

…baggianata!

Personalmente, in passato, ho sempre risposto in maniera precisa e decisa e, alla domanda “come stai?” rispondevo “bene!” se stavo bene e “male!” se stavo male. Se poi, nel secondo caso, mi si chiedeva il motivo e non avevo voglia di parlarne rispondevo: “non ho voglia di parlarne!”

Semplice no?

Perfetto.
Non lo è.
Non è semplice riuscire ad essere decisi, chiari e concisi (non circoncisi mi raccomando!) e mai come questo periodo ho risposto così frequentemente “bene dai!” alla domanda “come stai?”. I motivi potrebbero essere molteplici e non sto qui a spiegarveli perchè…

…non ho tanta voglia di parlarne!

Però qualcosa che vi voglio dire c’è e ve lo descriverò nelle prossime righe in quanto, anche se per poco tempo, il viaggio introspettivo in quel di Gallipoli è stato molto costruttivo.

Era un po’ che non prendevo un po’ di tempo per me.
Per chi mi conosce sa bene quanto sia importante per la mia salute psicofisica.
Avevo veramente poco tempo questo weekend dunque la mia idea era semplicemente di passare qualche ora in completo relax con Poffarbacco e Layla.
Dunque ho scelto un posto relativamente vicino che mai ho frequentato fino ad ora. In realtà è un luogo che ho sempre evitato come la peste vista la nomea di ambiente in cui pullula la vita mondana.
Con mio stupore, invece, ho potuto scoprire che a Gallipoli non esiste solo quello.
Il “caso” (2) ha voluto che io alloggiassi in un camping attrezzato molto vicino al Percorso Naturalistico della Steppa del Pizzo, nel Parco Nazionale Regionale “Isola di Sant’Andrea e litorale di Punta Pizzo”. Il camping in questione si chiama “Nuovi Orizzonti”, un posto carino e tranquillo con aree con tanti alberi che permettono ore di relax all’ombra e una zona di ristoro. Il gestore, Lorenzo e il collaboratore Carmelo, fanno anche il servizio navetta da e per la spiaggia e sono simpatici e gentili. Comunque, per ogni informazione ecco il link qui sotto della pagina Facebook.

Arrivata sabato ho raggiunto con il gestore la spiaggia e mentre mi accompagnava ho visto i cartelloni con il sentiero. Mi sono subito incuriosita, ho chiesto informazioni e già nella mia testa ho fatto il giro del Parco. Dopo qualche ora in spiaggia, ho aspettato che calasse un minimo il sole, ho motivato Layla e ci siamo messe a camminare. Più camminavo e più pensavo. Più pensavo e più passava il tempo. Più passava il tempo e…

…più faceva buio!

Fail!
Siamo tornate indietro ma avevo troppa voglia di scoprire cose nuove dunque questa mattina sveglia presto e via di camminata!

E’ inutile mentire a se stessi. Alla domanda “come stai?” mi rispondo “male!” e alla domanda “sei felice?” mi rispondo “negativo!”.
Erroneamente credevo che con questo nuovo percorso avrei raggiunto il mio obiettivo invece a quanto pare la strada è lunga e faticosa e mi è venuta in mente una bella frase dei Maneskin (3) che ho opportunamente modificato alla mia situazione.

“La strada è in salita quando stai puntando al cielo”

Girovagaerrante

Qual è il mio “cielo”, non è il momento di dirlo, né l’oggetto di questa analisi, ma camminando ho sbloccato il ricordo di quando un mio amico, leggendomi i Tarocchi, per ben tre volte sono uscite fuori carte diverse che riconducevano allo stesso significato: “avrei raggiunto i miei obiettivi ma avrei dovuto sputare sangue!”
Piccolo commento personale: mi sta venendo abbastanza bene.
Deduco dunque di essere sulla strada giusta.

Tutti i segnali che ho avuto che mi hanno portato oggi ad essere qui, ne sono certa, hanno un significato mistico ben preciso. Nulla è un caso. Il caso non esiste, di nuovo (2).

Da sempre in passato, ogni qual volta non ero felice, mi risollevavo di botto e cambiavo strada, spesso anche destinazione. Ciò mi ha permesso di scoprire tante cose nuove in poco tempo. In questo modo generavo attimi di fugace felicità che mi rendevano serena per un po’, con alte dosi di energia che a stento riuscivo a placare e a domare.
Per contro però, ho generato percorsi lasciati incompleti, mai terminati, accantonati e dimenticati, per di più incoerenti tra loro con il risultato di aver creato una persona…

…tuttologa del niente!

Sto facendo uno sforzo immane a mettermi a nudo pubblicamente in questo modo, visto che sono conosciuta come “la donna di acciaio” ma ad oggi reputo che la vera forza sta nello smascherarsi e rendersi trasparente sapendosi difendere anche e soprattutto a mani nude.

L’importante, in fondo, è avere sempre un’ancora di salvezza, un punto di forza.
Il mio al momento è proprio quello che in passato è stato il più grande punto di debolezza; opportunamente maturato e trasformato con gli anni (4).
Esso è fare le cose per piacere agli altri.

Infatti, in tutta la melma in cui sto vagando da un bel po’, ho avuto la possibilità di conoscere delle persone fantastiche, quelle che io chiamo “i miei angeli” che mi stanno aiutando, proteggendo e accompagnando in ogni passo che faccio.
E’ difficile incontrare qualcuno che possa seminare la speranza che nel mondo esista veramente qualcosa di bello.
Io ci sono riuscita!

Ho sempre fatto “tutto per tutto e niente per nessuno” (5), invece ora non posso negare che ogni volta io pensi di mollare, mi sale su la cazzimme (6) ed il mio pensiero va a loro, che al momento sono le uniche persone che non vorrei mai deludere, ancora prima di me stessa.

Devo concludere: oggi il viaggio è stato abbastanza impegnativo, infatti mi scuso se sono stata prolissa ma la camminata è durata circa tre ore e tra le stranezze che avrei potuto trovare, la cipolla seduta su uno scoglio è stata la fonte di ispirazione di tutto ciò che vi ho raccontato oggi. Ma una decisione oggi l’ho presa e cioè, alla domanda “come stai?”, d’ora in poi la risposta sarà o “bene!” oppure “come una cipolla di Tropea su uno scoglio di una spiaggia nel Salento!”

State sempre bene: siate onesti con voi stessi!

Buon salve!

(1) “Piemontese falso e cortese” è un detto conosciuto per descrivere per l’appunto i piemontesi. Dalla mia esperienza per dieci anni a Torino posso confermare e smentire questa credenza, traendo semplicemente la conclusione che fare di tutta l’erba un fascio e creare e diffondere giudizi e pregiudizi non è altro che una grande manifestazione di ignoranza.

(2) Il “caso” per noi buddisti non esiste e tutto ha un significato e una ragione: trovarsi in un posto in un dato istante, conoscere o parlare con qualcuno, concentrarsi su un particolare che genera delle sinapsi che ti fanno realizzare che la risoluzione del tuo problema è proprio davanti a te.

(3) “La strada è più dura quando stai puntando al cielo” da “Vent’anni” dei Maneskin.

(4) “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” non è solo l’enunciato di Antoine-Laurent Lavoisier. E’ anche una delle basi del Buddismo di Nichiren Daishonin: “trasformare il veleno in medicina”.

(5) “tutto per tutto” nel senso che mi sono dilettata in ventimila attività, ci ho messo tanta energia e impegno per diventare, appunto, tuttologa del niente. E “niente per nessuno” perchè ho sempre messo in primo piano me stessa, a causa di forti delusioni subite in passato dopo aver investito tanta energia inutilmente senza ricevere nulla in cambio.

(6) Quando facevo pugilato il mio maestro Frankye mi ripeteva di continuo questa parola, tanto che è diventato il mio mantra durante il training autogeno pre-gara.

Pubblicato da girovagaerrante

Pugliese purosangue. Zingara di indole. Ingegnere di professione. Poi sono anche simpatica. E modesta. Sono sinceramente molto modesta :-D Sono felice, dinamica, ironica. Ah! Ho anche dei difetti: non ho difetti! Sto scherzando, il mio difetto è che dico le bugie. Bugia!!! Ok, la smetto.

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