
Ed eccoci di nuovo sintonizzati sullo stesso canale.
O meglio, ben ritrovati nel mio blog.
Vi sono mancata?
È inutile che fate finta di niente, so benissimo che eravate in attesa di un nuovo articolo, lo testimoniano i tanti messaggi privati che ho ricevuto in questi mesi.
Prima di tutto volevo ringraziarvi per il vostro calore: mi ha fatto molto bene sentirvi vicini.
Secondo di tutto mi sono assentata perchè ho avuto un momento di scarsa ispirazione che mi ha fatto interrogare sull’atroce dubbio di aver fatto o meno delle scelte giuste.
Quali siano queste scelte non è il momento di dirlo.
Molti di voi già sanno perchè mi conoscono personalmente ma facciamo finta di voler lasciare un sottile filo di mistero a quelle che sono le vicende dell’ultimo periodo.
Sia chiaro: non voglio omettere questa parte per dispensare suspense. Mettiamola invece, dal punto di vista della mia soddisfazione personale che, detto sinceramente, fino a poco fa non era delle migliori (da qui il motivo della mia assenza).
Vediamo… dove vi avevo lasciati? Ah sì! A Poffarbacco!
Bene, ho cambiato mezzo.
Eh sì perchè dopo Puddin e la Laylamobile (1), nel periodo in cui trafficavo con i trattori, c’era qualcosa che bolliva in pentola: vivere sul mare!
“Ecco!” – direte – “se n’è inventata un’altra!”
E io vi rispondo: non mi sono inventata proprio niente, semplicemente…
…ho seguito i segni!
Di questi segni cercherò di parlarvene in un altro articolo, magari quando questa esperienza sarà finita (se finirà! Chi lo sa!) ma ritorniamo un attimo indietro a quel discorso della motivazione personale.
E comunque no! Non vivo in una palafitta! Da quando la palafitta è un mezzo?
Ovviamente prima o poi troverò il modo di farlo!
In passato, dopo una serie di tragici eventi, decisi che ogni cosa avessi fatto nella vita sarebbe stato…
…semplicemente magnifico!
Giurai a me stessa che appena avessi fiutato un minimo di odore di insoddisfazione avrei cambiato strada per dilettarmi in qualcosa di diverso, più motivante e accattivante.
Purtroppo però, da buon emisfero anteriore destro (2) o da essere multipotenziale (3) che, a quanto sto appurando, potrebbero essere la stessa cosa, mi diletto a fare una qualsiasi attività, vedo che ne sono in grado e, senza approfondirla, la sostituisco con qualcos’altro che, seppur più difficile, a sua volta mi viene bene, dunque la sostituisco con altro.
E così via!
Fino all’infinito.
“Una scheggia impazzita!” Mi dicono dalla regia.
Ed io confermo.
Ma se la cosa può farvi sorridere a me spesso turba.
Eh si non è bellissimo trovarsi come in un piazzale intorno al quale si diramano decine di strade da prendere e tu, giustamente, vorresti prenderle tutte.
Tutte quante.
Contemporaneamente!
Per quanto multipotenziale tu devi sceglierne una e una soltanto, in linea con le tue capacità e conoscenze del momento, condimeteo (6) avverse e sostegno morale da parte dei tuoi fan (che al momento, per citare una frase di una canzone, “sono in numero dispari minore di tre”).
Questa infinità curiosità e attrazione per tutto ciò che sia “nuovo” o “difficile” o ancora “inesplorato” e poco conosciuto implica che io mi imbatta in un’attività senza specializzarmici appieno, assaporandone l’essenza solo in parte: un po’ come se a casa è pronta la pasta al forno, la vedete, ne sentite il profumo e poi arriva una chiamata di emergenza e dovete correre via.
A digiuno!
La domenica a pranzo!
Che disastro! (7)
Ed ecco che subentra adesso questa nuova esperienza che, a differenza di tutto ciò che ho fatto in passato, oltre mettermi seriamente in difficoltà, ha un tempo stabilito entro cui concludersi ed io, cascasse il mondo, la devo portare a termine, fosse anche l’ultima cosa che faccio.
Sarebbe la prima volta nella mia vita in cui metto un punto in una frase non lasciata a metà.
Una frase che diversamente, stando al mio atteggiamento generale, avrei interrotto nel momento clou, ci avrei piantato tre bei puntini di sospensione ed avrei dato sfogo alla mia fantasia o di chiunque altro avesse letto, di continuare la frase a proprio piacimento.
Come ho trovato l’ispirazione a scriverci un nuovo articolo? Sto leggendo un libro “Prendila con filosofia” di Andrea Colamedici e Maura Gancitano (8) che mi ha aperto un mondo. Consiglio di leggerlo a chiunque stia attraversando un periodo di apatia, demotivazione o grigiore personale in modo da rifiorire e sbocciare con la sola forza in se stessi (9).
Ci ho messo qualche mese a decifrare il motivo per cui mi sono autocatapultata su una nave (sì l’ho detto, una nave!) ed ho cercato di trovare il nesso con quella che è la mia vocazione o, se vogliamo tenere il gergo del blog, il mio posto nel mondo.
Gira e rigira mi frulla in testa la stessa domanda di qualche mese fa, quando mi accalappiai Poffarbacco: “ma che cavolo ho combinato?”
Invece solo adesso mi rendo conto che un motivo c’è ed è quello di conoscere una parte di mondo che ancora non avevo esplorato: il mare!
“Ma tu sei Tarantina, come fa il mare ad essere inesplorato per te?”
Innanzitutto sono corpo tarantino e cuore salentino; per continuare sono nata sulla terra ferma e vissuto nell’entroterra del ghiacciato nord e il primo contatto di acquaticità l’ho avuto un anno fa con il brevetto da bagnino di salvataggio!
Sì, ho anche quello, ma ancora che vi stupite???
Ritornando a noi, non mi dilungo, anche perchè è tardi ed oggi ho un ospite nel mio camerino. Per questo mi sono messa sulla grandina più alta del letto a castello.
Devo dire che da qui la prospettiva ha un’altra visione.
Quasi mi piace stare quassù. Sarà il mio posto per i prossimi mesi.
Facciamo che d’ora in poi vi scrivo da qui, salvo se diversamente specificato!
Dovrebbero avvenire più spesso questi eventi straordinari da cui riesco a prelevarne l’essenza più magica.
E voi? Qual è il vostro posto nel mondo?
Provate anche voi a trovare il vostro magico motivo per cui siete qui, la vostra essenza, il vostro ruolo!
Buon salve!
(1) Puddin, Laylamobile, Poffarbacco, sono rispettivamente i nomi che ho dato alla moto, la macchina e il camper.
(2) Vedi teorie di Nader Butto.
(3) No belìn (4), non sto dicendo che sono un super eroe (anche se un po’ lo sono) ma che per alcune teorie di tipo psicologico, faccio parte di un gruppo di persone che amano fare…. Tutto! Leggi il libro “Diventa chi sei” di Emilie Wapnick
(4) Belìn è un’ingiuria usata nel dialetto genovese ad indicare, con termini affettuosi, una persona tonta e bonaria, facilmente aggirabile. Praticamente… un “pizzarrone” (5)
(5) La nota della nota della nota, stasera mi sto impegnando eh! Comunque pizzarrone è il belin pugliese!
(6) Gergo marinaresco per indicare le “condizioni meteo”, nato dalla fusione dei due termini.
(7) I vegani possono immaginare una lasagna in formato vegetale con tanto di besciamella di soia e simil-ragù di tofu!
(8) Consigliato e acquistato da “1/2 botta” di Sava. Che nome d’effetto eh?!? È una libreria comunque!
(9) Il libro è una guida pratica, consiglia sull’uso di un diario chiamato “il diario della fioritura” e guida sulla sua scrittura attraverso degli esercizi che invito vivamente a seguire così come i consigli che danno gli autori circa l’uso del libro stesso. Provare per credere!
Troppo bello. Mi sei mancata nel blog e mi chiedevo giusto quando avrei letto il prossimo articolo. Brava 👏
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Grazie Lorena! A presto con nuove belle parole ❣️
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