
Durante questa settimana non facevo altro che pensare a dove sarei potuta scappare questo weekend.
Le alternative che mi sono proposta sono state diverse: da spostarmi fino a Firenze, Roma, Narni o Torino, fino a fare una scampagnata sui monti o tra le riserve naturali della zona.
Purtroppo però, il tempo non è dei migliori, infatti avrebbe dovuto iniziare a piovere da dopo pranzo di sabato fino alla domenica un po’ in tutta Italia dunque la mia scelta è stata quella di rimanere in zona e decidere cosa fare al mio risveglio del sabato mattina.
E così ho fatto.
Stamattina infatti, appena svegliata ho scolato un bottiglione di caffè e nel frattempo ho fatto una veloce ricerca su dei bei posti da visitare tra le riserve naturali.
Mi sono imbattuta in un sito internet fatto veramente bene che descrive accuratamente le riserve naturali della zona, come arrivarci e quali sono le attrazioni migliori su cui soffermarsi.
Mentre sfogliavo il sito, l’occhio è caduto sulla “riserva naturale delle salse di Nirano” che, vedendolo su mappa, non è neanche troppo lontano da dove sono ubicata io.
Dunque finisco di iniettarmi endovena gli ultimi cc di caffè rimasti, mi sono infilata nella mia tenuta sportiva da trekking, ho preso il mio zainetto WonderWoman mood (nonché la mia seconda pelle) e l’ho caricato di tutto il necessario, tra cui un k-way, la macchina fotografica, una borraccia di acqua, powerbank e cavetto del telefono, il portafogli e sono partita.
Da mangiare, a parte una mela, non ho portato nulla in quanto una volta deciso di andare lì, ed avendo letto “salse”, ho pensato che fossero specialità culinarie del luogo e non vedevo l’ora di assaggiarle magari con un bel piatto di pasta.
Non vi descrivo la delusione che ho provato quando ho scoperto che “salse” si riferisce alla particolarità del luogo che presenta delle vere e proprie eruzioni vulcaniche fredde di fango che hanno un sapore salato, da cui appunto la descrizione “salse”.
E la fame.
Non vi descrivo la fame.
Soprattutto dopo dieci chilometri di camminata.
Il posto invece lascia esterrefatti perchè al contrario dell’aspettativa culinaria, il panorama non ha deluso minimamente: questa è una suggestiva oasi di pace, relax, natura e meraviglie terrestri.
Il parco è veramente ben curato ed è presente una vera e propria centrale elettrica con pannelli fotovoltaici che alimentano tutto l’impianto di irrigazione del parco, che si estende su 209 ettari di terreno.
Pare che sia stata la prima centrale elettrica a pannelli fotovoltaici della regione.
I percorsi, ben segnalati e allestiti con accurate descrizioni, sono perlopiù collinari e boschivi (oltre che fangosi a causa della particolarità del posto) e si può intravedere la vastità della vallata che si affaccia su più comuni, sui monti e ovviamente sulle sopracitate salse le quali, se osservate da vicino, emettono il suono del fango che fuoriesce da alcuni sfoghi e sfocia su dei ruscelli di argilla.





Ascoltarle è stato un sublime suono per le orecchie e un momento di pace e meditazione.
Lungo il percorso ho trovato un agriturismo con tanto di vendita al dettaglio di prodotti tipici tra cui il miele, che io adoro che mi ha permesso anche di non morire di fame o di rischiare di fare a pezzettini Layla e mangiarmela malamente.
Cruda.
A partire dal parcheggio del Pioppo (1) c’è la possibilità di scegliere più sentieri di bassa e media difficoltà che offrono delle zone di ristoro e di osservazione e ascolto del parco.
Diciamo che la difficoltà dipende da alcune salite leggermente ripide e dal terreno fangoso con un piccolo rischio di scivolamento. Consiglio dunque di essere attrezzati con opportune scarpette da trekking.
Io ho intrapreso il sentiero del Riccio.
Salita in cima alla collinetta mi sono sdraiata sul prato e ho potuto rilassarmi ascoltando quel magnifico silenzio che solo la natura riesce a dare (2).
Cinguettio di uccelli, sibilo di alcuni rettili (3), gracidare delle rane, foglie che si muovono al vento, gorgoglio dei fanghi e poi, come se fosse parte di loro, il respiro di Lay.
Ecco questo è stato un momento di assoluto benessere in cui ho potuto realizzare, così com’è successo altre volte in passato, che era proprio lì che sarei voluta essere.
Non in città, non in mezzo al caos, nemmeno ad una festa. Era giust’appunto quello ciò di cui avevo bisogno.
È incredibile a volte quanto basti poco per trovare il proprio piccolo spazio di mondo, sedercisi sopra, ascoltarlo e lasciarsi accarezzare i capelli e poi dirgli, mentre lo si respira, “grazie di esistere!”
Avete mai provato questo senso di gratitudine verso ciò che vi fa stare bene? Se la risposta è no, vi invito calorosamente di provare a farlo. Oltre che liberatorio per se stessi, è anche meraviglioso.
Spero che sia stata una giornata proficua anche per voi.
Grazie per leggermi e per tutti gli incoraggiamenti che ricevo in privato.
Siete il mio ossigeno.
Buon salve!
(1) Si chiama così perchè ci sono i resti del pioppo secolare che è stato abbattuto a causa di un forte temporale il 26 agosto 2002, aveva 270 anni, 9 metri di circonferenza, pesava 370 quintali e alto 30 metri.
(2) Per silenzio non intendo quello assoluto, che ti dà la sensazione che si siano perforate le orecchie. Per silenzio intendo la dolce lontananza da tutto ciò che è città, caos, traffico, industria, umanità.
(3) Se ci fosse stato un coccodrillo avrei finalmente potuto scoprire come fa.











Grazie Rita del positivissimo commento e del link al nostro sito web. Molti degli aspetti che citi sono stati realizzati in stretta collaborazione con il Comune di Fiorano Modenese. Spero che verrai a visitare anche le altre aree protette da noi gestite. Buone escursioni!
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Grazie nille a tutti voi!
Assolutamente sì! Le vedrò tutte e le recensirò come ho fatto con le salse! Ottimo lavoro, come già detto nell’email! A presto!
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