Il gioco del nascondino

Spiaggia di Fiorenzuola di Focara – Pesaro – 24/09/2021

Ho sempre avuto una dote naturale a guardare avanti verso il futuro.
Un giorno un professionista mi ha detto che è il mio più grande pregio e difetto: per me è più facile immaginare di ogni altra cosa.
È una caratteristica che abbiamo tutti ma ci sono persone, come me, che la usano più di altre.
Sempre.
In ogni contesto.
Ovunque.
In ogni situazione.
A volte esageriamo.

Vi siete mai chiesti perchè immaginiamo? È tutt’altro che vivere con i piedi sospesi in aria: tutto ha una spiegazione scientifica e da buona amante della scienza ho iniziato ad indagare.
Una volta mi sono imbattuta in un interessante articolo sulla mente umana il quale spiegava che l’immaginazione non è altro che la prima arma della sopravvivenza.

Pensateci: immaginate di camminare tranquilli per la strada quando a un tratto un’auto di fronte a voi (sempre immaginandola), perde il controllo e sta per investirvi.
La vostra immaginazione vi porterà a trovare la soluzione per risolvere questo problema. Dunque, a seconda della personalità di ognuno, compiere quell’azione che vi salvi la vita.
Io, che sogno da sempre di essere una fortissima super eroina, immagino di elevarmi in aria e con doppio o triplo salto mortale schivare il mezzo e ricadere in piedi come ai gatti con un formidabile gesto atletico.
Per i più umili (e maturi) verrebbe da spostarsi in direzione opposta all’auto (che sarebbe la scelta più saggia) e dunque, schivarla.
In un’ipotetica situazione reale in cui accade quello che abbiamo immaginato, fino alla perdita del controllo dell’auto, il vostro corpo saprà esattamente quello che dovrà fare perchè i comandi mentali che dovranno dare l’input al moto, sono già stati programmati.

Ecco, io magari rimarrei spiaccicata tra l’auto e un albero, ma questo è un altro problema.

Ritornando a ciò che ho detto sopra, ricordo che da bambina adoravo il gioco del nascondino.
Ricordo che ero fortissima perchè correvo velocissima ed avevo anche una tattica perchè, da buona amica, aspettavo che venissero scoperti tutti per poi riuscire a svincolarli con il fatidico “casa libera tutti!”
Ricordo che giocavo con i miei amichetti ogni sera d’estate ed aspettavo impazientemente che arrivasse l’ora di giocare a nascondino.

Una sera accadde per me una cosa tristissima: alcune bambine della comitiva, che la mattina erano andate al mercato a comprare il loro primo reggiseno (io ero più piccola di loro ed ancora giravo con la mutandina in spiaggia perchè di forme femminili ancora non ce n’era l’ombra), mi dissero che ormai loro erano grandi e non avevano più piacere a fare quel gioco “da bambini”. (1)

Delirio!

Ho percepito il mondo frantumarsi addosso e l’unica cosa che potessi fare era cominciare a pensare (2).

Incredibilmente il mio stato d’animo era diventato un misto di tristezza e malinconia perchè l’unico pensiero che mi attanagliava era che non volevo diventare mai grande perchè non avrei mai voluto rinunciare a giocare a nascondino.
Passavano i giorni e vagavo per casa, spiaggia e per la strada di casa mia, come una girovaga senza una meta quando mia nonna mi chiese con il nostro tipico dialetto stretto “Uè Rì, ma ce tieni sti giurni ca mi sta sembri in penitenza?” (3). 
All’epoca non avevo un confidente e confessarle il mio turbamento era l’unica cosa che potessi fare in quel momento quando, come sempre, la saggia nonna disse una cosa che mi sollevò il morale per un po’. Questa volta seria e in italiano: “ma tu non ti devi preoccupare di diventare grande perchè sei ancora una bambina ma quando succederà, man mano che scoprirai cose nuove, ti posso assicurare che troverai qualcosa che ti piacerà di più del nascondino e sarà quella l’attività per cui aspetterai l’ora del suo arrivo”.

Inutile dirvi quanto io ami questa donna non solo perchè è l’esempio vivente della gioia e l’allegria, ma anche perchè mi resi conto che disse una cosa veramente giusta.
Ed infatti è stato così, proprio come ha detto lei: c’è sempre stato qualcosa di più interessante che ha sostituito la passione del momento, alla quale mi sono dedicata di più per poi lasciare spazio, ancora ed ancora, a qualcosa di nuovo.
Ogni volta che ci penso, tutta la mia vita è stata così. È successo con le attività, con i progetti, con alcune priorità ed è successo anche con i sogni, alcuni dei quali erano così forti che mai avrei pensato di farmeli passare ma sono sempre stati chiusi in quel cassetto e mai realizzati perchè avevo sempre tante cose da fare oppure altre passioni da nutrire.

Incredibilmente anche solo il pensiero di quel sogno, che contrastava totalmente tutto il resto della mia vita (a cui tenevo), era come un nodo che, magicamente, si scioglieva da solo.
Per i più critici il “cambiare idea” può essere sintomo di uno squilibrio o ancora peggio di debolezza perchè non si è riusciti a raggiungere un obiettivo.
Io ho cercato conferme circa questo argomento e non è proprio così. Per la scienza, nulla si crea, tutto si trasforma, nulla si distrugge. Cambia l’ambiente, cambiano le situazioni ma soprattutto, cambiamo noi. Dunque se si desidera di percorrere una strada totalmente diversa rispetto qualche anno prima, significa che stiamo imparando ad ascoltarci ed abbiamo imparato ad andare al passo del nostro microcosmo. Quindi siamo in equilibrio pieno.
La difficoltà ahimè sta nell’abbandonare un’idea e lasciarla andare (un pò come “le cose” dell’articolo scorso, se non lo hai letto ti invito a farlo).
Su queste considerazioni, questo pomeriggio non ho potuto far altro che scrivere una poesia (ve l’ho già detto che scrivo poesie?).

Eccola qua.

I SOGNI

Farei visita a quel sogno nel cassetto.
Lo stesso di qualche anno fa.
Percepire se ancora il suo effetto
le stesse sensazioni mi dà.

Magicamente qualcosa è cambiato!
Lo osservo, lo tocco, lo prendo.
“Non sei mai stato mio” ho sussurrato“
Ti ho perso per strada crescendo”

Pensando ai miei trent’anni,
quante volte è capitato?
Ne ho inseguiti tanti, con affanni
che poi per strada ho abbandonato.

Mi chiedo qual è il mio difetto
per cambiare sempre priorità.
Rispondo con leggerezza: “è il cambiamento.
Dell’uomo la più grande peculiarità!”

Girovagaerrante

Concludo, sperando di toccare le corde che suonano l’armonia giusta, motivandovi a non avere mai paura di lasciar andare: bisogna rendersi conto se un sogno è veramente qualcosa che ti fa spiccare il volo oppure se tarpa le ali. 

E qual è il vostro sogno?

Buon salve!

(1) Caspita! Dopo tutte le volte che le ho salvate era quello il ringraziamento, il lavoro sporco l’ho fatto sempre io!

(2) Avrei potuto anche cominciare a pregare ma ho rimandato a qualche decennio dopo. Di piangere non se ne parlava. Ero una dura già da quando ero in fasce.

(3) Cara Rita, ma cos’hai in questi giorni che sembri un’anima in pena?

Pubblicato da girovagaerrante

Pugliese purosangue. Zingara di indole. Ingegnere di professione. Poi sono anche simpatica. E modesta. Sono sinceramente molto modesta :-D Sono felice, dinamica, ironica. Ah! Ho anche dei difetti: non ho difetti! Sto scherzando, il mio difetto è che dico le bugie. Bugia!!! Ok, la smetto.

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