
Vivere in una casa significa avere molte comodità.
Un ambiente fresco o caldo a seconda della stagione e della necessità; una dispensa dove tenere le scorte di cibo; una, due, tre stanze in più, non so, anche per poter dire “ora mi trovo in soggiorno” oppure “ora sono in stanza da letto” o ancora “guardo il muro dello sgabuzzino”; un sacco di spazio per accumulare libri, vestiti, scarpe o oggetti comprati da Tiger (1): ovviamente se la grandezza della casa lo permette. Ultima dell’elenco, ma non meno importante, potersi fare la doccia in ogni momento, in un ambiente caldo, pulito e, per quanto sia possibile, in ordine.
Beh, per me, che ho scelto di vivere in un camper ovviamente non è proprio così.
Certo ho la comodità di avere con me sempre la mia casa e ciò di cui ho bisogno nella mia quotidianità (mai uguale in realtà) ma i limiti non sono pochi.
Per esempio, faccio molta attenzione a tutto ciò che entra qui dentro perché lo spazio è limitato e devo avere solo il necessario.
In fondo ho deciso di fare questa esperienza anche e soprattutto per…
…liberarmi dalle cose.
Come ho già raccontato in un altro articolo, vivevo in una grande cascina nel Torinese. Per l’esattezza centoventi metri quadri di casa.
Centoventi.
Piena.
Di cose.
Quando ho fatto il trasloco ho gettato sacchi di oggetti, vestiti, scarpe che, nonostante non li usassi più da anni e alloggiavano nel tugurio degli armadi, quando ero lì lì per cestinarli sentivo un immotivato magone, come se facessi fatica a staccarmi fisicamente e definitivamente da quegli aggeggi.
Sembrava come se fossimo in qualche modo legati.
Oppure io ero legata all’oggetto, visto che non sono animista e, per me, gli oggetti non hanno un’anima, dunque non si legano alle persone.
Semplicemente stanno lì.
In attesa di essere prima o poi usati. (2)
Questa storia del “legame” è stato un argomento già vissuto qualche anno prima di quel trasloco, quando una persona che non stimo minimamente mi raccontò del legame che avevamo insieme.
Una storiella chiamata “il filo rosso”.
Se non ne hai mai sentito parlare ti invito a leggerne la leggenda ed il significato, in parole spicciole, riguarda il destino.
Quindi una falsità a priori.
Ma è una bella storia, commovente se facciamo finta che l’apatia non si sia appropriata di noi per anni.
Storiella che raccontano spesso personalità come narcisisti patologici (3).
Dopo quella conoscenza la cosa migliore che potessi apprendere è stato il “lasciar andare”.
Lasciare andare i tormenti, i dispiaceri, le persone…
Un percorso ostico ma ad oggi posso affermare che è stato semplice, in fondo.
Quindi perchè io non riuscivo a gettare nella pattumiera un maledettissimo maglioncino bucato, sfiancato, scolorito e…
…senza anima?
Bella domanda.
Risposta? Perchè vivevo, viviamo di attaccamenti.
Ci leghiamo alle cose, alla routine, alle persone stesse, senza considerare che, in fondo, l’unica grande verità è:
Che noi siamo tutti liberi.
Lo dice pure Vasco: “Eeeeeeeeh”
Quindi lasciare andare i tormenti, i dispiaceri, le persone e ultime, ma non meno importanti, le cose.
Perchè le cose in fondo, non ci accompagnano per sempre (4).
Tornando al periodo iniziale dell’articolo, vorrei ricollegarmi al titolo di oggi.
Ho accennato agli agi di una casa ed ultimo menzionato, la doccia.
Ecco bene, quando vivi in camper in un camping le cose sono due: o la fai in camper e consumi gli ultimi litri di acqua che hai nella cisterna (supponendo che hai ricordato di accendere il boiler e che l’acqua sia calda), consumando lo spazio irrisorio della cisterna delle grigie (che puntualmente arrivi a riempire fino all’orlo prima di svuotarle, con rischio di inondare la tua casa su ruote). Oppure ovviamente, la fai nella doccia dei camping.
Con acqua calda.
Doccia riscaldata.
Pulita. (5)
“Beh ovviamente” – direte voi – “la fai in doccia del camping!”
Ottima risposta, Watsons, ma se dicessi che per arrivare alle docce ho circa un centinaio di metri e fuori c’è il diluvio universale?
“Ah in quel caso no! Per una volta la fai in camper!” – direste.
E invece no! Non la faccio!
Ovviamente scherzo, soprattutto dopo aver buttato giù venti litri di fatica post allenamento.
Quindi raccolgo la roba, mi dirigo alle docce e con molta calma, la faccio (6).
Durante il relax della doccia, sentivo a pochi centimetri sopra la mia testa il suono della pioggia infrangersi contro il tetto delle docce.
Piano piano l’intensità della pioggia si faceva sempre più forte.
Io ho preso il mio tempo, poco, ma l’ho preso, per fare tutto quello che dovevo fare, compresa la spruzzata di acqua ghiacciata così, per maltrattarmi.
Ho tranquillamente fatto il mio massaggio alle gambe dopo doccia.
E intanto la pioggia aumentava.
Terminata la toletta, avrei dovuto raggiungere il camper.
Ma piove molto forte.
Finché non ho deciso, a un certo punto:
“ma che me ne frega della pioggia!”
E sono andata via.
In fondo, avevo appena fatto una doccia: non mi sarei potuta bagnare più di così.
Vivete sempre così: lasciate andare. Superate. Fregatevene. Fregatevene della pioggia!
E ricordate: state sempre bene!
Buon salve!
(1) Tiger o simili: recentemente mi sono imbattuta in “dmail” in cui entri con l’idea di guardare cosa c’è, incuriosita dalla vetrina multipotenziale ed esci dal negozio al verde perchè consumi tutto lo stipendio, carica di roba che non sai dove mettere (ma nel senso che le buste non ti ci stanno in due mani) ma soprattutto che non ti serve.
(2) che poi l’oggetto che “rimane in attesa” è esso stesso un paradosso, per lo stesso motivo sopra menzionato. Semplicemente, sta lì.
(3) Così, per conoscenza. Vedi anche questo.
(4) Con “per sempre” intendo nella tomba. Dopo non so cosa c’è.
O forse sì 😉
A proposito di liberarsi delle cose, potrebbe interessare la lettura “l’arte di buttare” di Nagisa Tatsumi, che racconta di come fare efficacemente il decluttering.
(5) Va beh anche il camper è pulito, giurin giurello.
(6) prendere con le pinze la mia molta calma sotto la doccia, non sopporto lo spreco dell’acqua quindi non è comunque durata tanto. Quello che volevo intendere è altro, continua a leggere.
Leggerti è sempre più divertente. Grazie ☺️
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Grazie a te ❤
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Una curiosità: come hai fatto a scindere tutti i legami con gli oggetti che avevi prima nella tua casa? è stato difficile?
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Ho preso, sono partita e li ho lasciati. Inizialmente sì è stato difficile. Poi ho pensato: “hey ma sono cose rimaste chiuse per mesi e non ne ho avuto necessità finché non le ho riviste”, pensando che prima o poi mi sarebbero servite. La verità è che questo tipo di legame non è altro che “attaccamento”. E un attaccamento è solo una zavorra che ti porti dietro. Come oggetti che ricordano i luoghi che visiti (calamite, pietre, oggetti vari), non servono. Questo tipo di legame lo abbiamo solo per paura di dimenticare un momento indelebile. Ma alla fine, il ricordo, è solo nella nostra testa!
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Complimenti, davvero
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L’ho fatto solo per essere libera e stare bene! Grazie per la lettura e per il messaggio 🥰
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