Guardo il mondo da un… camper!

Tonnara, Torre Ovo, Puglia

“Ne ho fatta un’altra.
Stavolta è bella grossa!
Ma come è potuto accadere?”

Nello scorso articolo ho raccontato qualcosa di me ed oggi vi racconterò qual è un altro lato della mia personalità rombicosidodecaedrica (1).
Io sono anche questo: impulsiva!

Niente, mi è umanamente impossibile pensare una cosa e trattenermi dal farla. Ma stavolta, per la prima volta nella mia vita, ho realizzato, ammesso e detto ad alta voce che “ho veramente esagerato!”
È successo nella mia camera della casa al mare mentre mi preparavo per andare in spiaggia. Di colpo mi è salita una sensazione di eccitazione mista a paura. Mi sono buttata sul letto, inerme, a braccia aperte, ho guardato il soffitto e mi sono coperta la faccia con le mani ed ho detto: “Ma cosa diavolo ho fatto?”

Avevo preso un camper!!!”

In realtà lo avevo preso un mese prima e questo la dice lunga su quanto in ritardo io possa realizzare di aver fatto una… ehm… una corbelleria (2).
Insomma tutto è iniziato una settimana prima di aver scritto quel post su Instagram e Facebook che tutti avete letto, vero?

Se non lo hai letto, il post in questione è questo:

Stavo frequentando una gran bella persona che di punto in bianco, sulla base di sue considerazioni personali, ha deciso di mollarmi!

Delirio!

Sapevo che il mio malessere non era dovuto alla situazione in sé. Ovvio che mi dispiaceva aver “perso” questa persona (abbiamo creato in seguito una profonda amicizia) ma c’era qualcosa che sapevo di non aver risolto dentro me. E da qui nacque il mio malessere.
Dunque iniziai un percorso introspettivo: staccai completamente la linea del telefono, mi isolai totalmente e pensai e indagai su cosa avesse potuto causare questo danno.

Fino a marzo dell’anno scorso (stiamo parlando del 2020) facevo un lavoro fighissimo: viaggiavo, insegnavo, scoprivo posti nuovi, incontravo persone, facevo amicizie e seguivo corsi professionali di ogni genere.
Insomma, per usare uno slang delle cities, “ero sempre sul pezzo”.
Poi arrivò la pandemia e il blocco totale, con tanto di cassa integrazione fino a data da definirsi!
“Poco male” – mi sono detta – “servirà per riposarmi un po’”: in effetti per me la pandemia è arrivata nel momento perfetto poco prima che la corda tesa si spezzasse (3).
Dunque ho impostato dei nuovi obiettivi e creato una nuova routine, incentrando tutte le forze su di me, sulla casa e i miei splendidi animaletti, visto che non era permesso fare praticamente nulla. Ad oggi posso dire che tutto sommato, è stato un momento proficuo.
Nonostante la bellezza di quel posto e la serenità che mi trasmettesse, non mi sentivo più nel mio posto (situazione difficile da accettare, dal momento che ho sempre vantato la qualità di adattarmi ovunque e di sentirmi a casa ovunque io andassi).

A giugno decisi di raggiungere la famiglia in Puglia (pensai che per stare da sola a San Giorgio Canavese, in una enorme cascina con il primo vicino a 10 km di distanza, tanto valeva abbracciare la nonna e la mamma, al mare).
Arrivata lì ho riscoperto il mare, le persone che non vedevo da una vita, il mio piccolo paesino e, dopo dieci anni, ho fatto finalmente un’estate degna di chiamarsi tale.
È stata l’estate più bella della mia vita, in fondo.
L’ultima è stata nel lontano 2010, nella spensieratezza della fine degli studi del liceo e l’inizio di un nuovo percorso universitario. 
Bene: l’anno scorso sono riuscita a riprodurre la bellezza di dieci anni prima.

Il mio pensiero iniziale era stare lì per un paio di settimane per poi ritornare nella mia cascina. Intanto passavano i giorni, le settimane e i mesi e mi sono trovata a rimanere a vedere il “mare d’inverno”. Dai lo so che lo hai letto cantando 😛 (4).
Con il lavoro in smart working ripreso a settembre, ma che non era più lo stesso, potevo davvero lavorare ovunque io volessi.
Chiunque mi vedesse mi chiedeva se io fossi ritornata ed io, fiera, rispondevo di sì. E se mi chiedevano: “non te ne andrai più?”, io rispondevo “mai più!”.
Nel cuore però sentivo una nota di amarezza.
Stavo per ricreare il mio magnifico piccolo mondo lì, con l’idea di un’attività tutta mia, una casa al mare, vicino la famiglia, una brava persona al mio fianco…
Quando…
“sbam!” Batosta!
Insomma, non voglio dilungarmi ma durante la mia introspezione, quello che pensavo essere una sensazione, in fondo era una verità che non volevo accettare. Infatti si è rivelata una triste realtà: quello che io stavo vivendo in Puglia era solo un momento di passaggio.

Dunque pensai e ripensai a cosa fare per cambiare la mia vita, di nuovo, di botto, dall’oggi al domani.
Focalizzai l’attenzione su un evento di qualche mese prima quando una persona mi chiamò dicendomi: “Ciao Rita, mi hanno parlato di te, voglio offrirti un lavoro a tempo indeterminato dalle parti di Modena per l’azienda XYZ (5)”. 
In quel momento nella mia testa pensai: “ma dai, che figo, l’azienda che avrei voluto che mi assumesse due anni prima, quando ho iniziato a fare tutto quello che ho iniziato a fare”.
Invece sapete con cosa gli risposi? Con un ghigno e una risata, dicendogli: “ma io in questo momento sono con il computer seduta sul mio asciugamano e sto lavorando davanti al mare, ma chi me la fa fare di tornare al nord?”
Questo santo uomo, che avrebbe benissimo potuto riattaccare, decise di rimanere in contatto comunque, qualora cambiassi idea ed io, da vera strafottente ermetica, recitai di nuovo una malefica risatina ma accondiscendendo alla sua scelta.
Io in fondo, contenta per il suo interesse e sorpresa per il suo atteggiamento, nelle settimane seguenti ci ho ripensato.
Nel frattempo che rimettevo a posto i pezzi, il mio stato vitale stava sprofondando nell’abisso e l’unico pensiero felice che mi faceva sorridere e pensare che forse quel tipo di vita fosse stata al caso mio, era l’idea di vivere itinerante in un camper.
Ahimè il lavoro che stavo facendo mi toglieva non solo le energie ma era diventato così oscuro e negativo che non avevo stimoli nemmeno a fare le attività ordinarie che mi rendevano felice. Per non contare che non avrei mai potuto sostenere la spesa di un camper.
Inoltre l’idea dell’attività tutta mia che mi avrebbe legato per sempre in quel posto mi stava togliendo il respiro.
Dunque l’iter è stato questo: mi assicurai che la proposta fosse ancora valida (e lo era!), avvisai in azienda che non avrei continuato con loro ed ho scelto un camper. 
Quindi una volta firmata la lettera d’assunzione, ho preso il camper ed ho dato le dimissioni.

La mia vita sarebbe cambiata da lì a pochi giorni. C’erano solo due piccolissimi problemi: un piccolissimo problema era che con il lavoro nella mia azienda ero a corto di ferie. A dire il vero non ne avevo proprio. Ma sarei dovuta andare in ferie il giorno dopo aver dato le dimissioni.
Un altro piccolissimo problema era che avrei dovuto dare un mese di preavviso.
In poche parole io ero psicofisicamente provata e le situazioni erano queste: o avrei fatto due settimane di vacanze con conseguente detrazione dalla liquidazione di quei giorni di ferie; o avrei dovuto lavorare fino al giorno prima di iniziare il nuovo lavoro; oppure me ne sarei andata senza preavviso ed avrei comunque perso un sacco di soldi. Che non avevo, tra parentesi!
Ognuna di queste situazioni che causavano o mancanza di soldi o di tempo, faceva sfocare un piccolo pensiero di libertà che mi rendeva felice: fare qualche giorno finalmente in giro con il mio camper.
Decisi dunque di essere diretta, sincera e se vogliamo un po’ sfacciata chiedendo in azienda di essere clementi e venirmi incontro e loro sapete cosa fecero? 

Lo fecero! 

Mi dissero che se avessi portato sulla scrivania il progetto su cui stavo lavorando per cui avevano formato solo me, avrei potuto lasciare l’azienda da lì a pochi giorni.
Che bravi eh? E così è stato: presa dall’adrenalina di una nuova vita, ho lavorato giorno e notte, compresi i weekend e in tre giorni ho fatto il lavoro che normalmente, con lo stato energico di quel periodo, assimilabile a quello di un bradipo, avrei eseguito in un mese.
Dunque terminato il mio rapporto di lavoro mi sono fatta trasportare dal camper in direzione centro Italia ed ho concentrato le mie ferie in una settimana da urlo tra campi rom, Marina Militare, parchi naturali, costa adriatica e una nuova bellissima frequentazione.

Ma questa sarà un’altra storia.

Statemi bene e buon salve!

(1) il rombicosidodecaedro in geometria è un solido con 62 facce (sessantadue facce) di cui 12 pentagoni, 30 quadrati, 20 triangoli, 120 spigoli (ma quelli in me ne conto di più) e 60 vertici. In ognuno di questi concorrono un pentagono, due quadrati e un triangolo.
(2) corbelleria, devo anche dire cosa avrei voluto intendere? Solitamente risulto abbastanza cavernicola nel linguaggio ma qui ho deciso di fare la signorina.
(3) ovviamente lungi da me ogni forma di cinismo circa la pandemia, quello che intendo riguarda solamente l’impatto che ha avuto su di me il blocco totale della vita normale.
(4) riferimento a “il mare d’inverno” di Loredana Bertè
(5) In realtà non si chiama XYZ ma non mi sembra il caso dire nomi e cognomi di sti pazzi che volevano assumermi!

Pubblicato da girovagaerrante

Pugliese purosangue. Zingara di indole. Ingegnere di professione. Poi sono anche simpatica. E modesta. Sono sinceramente molto modesta :-D Sono felice, dinamica, ironica. Ah! Ho anche dei difetti: non ho difetti! Sto scherzando, il mio difetto è che dico le bugie. Bugia!!! Ok, la smetto.

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